Ultima modifica: 2 febbraio 2019

Giornata della Memoria 2019

Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo

che solo la scuola può compiere

(P. Calamandrei)

 

Gli allievi rappresentanti delle classi quinte e gli allievi rappresentanti del Consiglio di Istituto del “Nervi_Fermi” di Alessandria hanno preso parte, lunedì 28 gennaio, alle manifestazioni commemorative del Giorno della Memoria.

In Piazzetta della Lega hanno ascoltato la lettura dei nomi degli Alessandrini morti nei campi di sterminio; hanno camminato in corteo con autorità e studenti delle altre scuole medie e superiori di Alessandria fino al Carro dei deportati per assistere alla accensione del Braciere della Memoria e per ascoltare parole preziose per il Ricordo ; hanno partecipato, presso l’Ufficio territoriale del Governo, alla cerimonia di consegna delle medaglie d’onore, concesse dal Presidente della Repubblica ai familiari dei cittadini deportati, leggendo una riflessione intitolata “Dal primo giorno di non scuola alla Shoah”.

La riflessione è scaturita da un lavoro di apprendimento cooperativo degli stessi allievi, coordinati dalla sottoscritta, prof.ssa Daniela Pestarino. L’intervento didattico ha preso avvio da una breve simulazione del primo giorno di “non scuola” causato dalle leggi razziali del 1938, simulazione durante la quale alcuni dei ragazzi hanno vissuto e compreso in prima persona la sensazione dell’essere “diversi”, del sentirsi identificati “diversi” e di come questa “diversità” -non un comportamento “scorretto” o contrario al regolamento di Istituto- abbia determinato la loro espulsione dalla classe, accompagnata da un silenzio assordante e dal timore di esporsi da parte di chi assisteva a questo estemporaneo ma doloroso allontanamento.

L’emozione si è fatta ancora più intensa ascoltando tutti insieme le parole di Primo Levi e quelle della senatrice Liliana Segre, espulsa dalla scuola all’età di otto anni; clandestina e richiedente asilo in Svizzera, ma respinta alla frontiera, a tredici anni venne deportata nel campo di concentramento di Auschwitz, dove un numero tatuato sul braccio, 75190, le tolse nome e dignità di persona.

Al termine degli ascolti delle testimonianze, si è passati alla stesura del testo e le emozioni, ma anche la consapevolezza della tragedia dell’Olocausto, hanno guidato i ragazzi nella composizione, nella selezione e nell’organizzazione della riflessione.

E poi l’accoglienza in Prefettura, alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni, dell’Ufficio scolastico provinciale, dei familiari delle vittime dell’Olocausto e con l’accompagnamento musicale dell’orchestra della Scuola Media “G.Pascoli” di Valenza.

Non è stato facile per i ragazzi presentarsi in pubblico, in un contesto ufficiale poco consueto , per portare la propria testimonianza. Ma ci sono riusciti e hanno vissuto questa esperienza come cittadini consapevoli e convinti che la necessità del Ricordo possa essere da monito per il presente e contribuisca in ogni tempo e in ogni luogo a sconfiggere l’indifferenza nemica della solidarietà.

“Salvare tutte queste vittime attraverso il ricordo significa non solo onorarle ma anche aiutare noi giovani di oggi a respingere la tentazione del’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano, ad essere più attenti alle repsonsabilità che ciascuno di noi ha verso gli altri” ha letto Martina, della quinta geometri.

..“Un vuoto dentro, una marea di emozioni inspiegabili” ha letto Andreas, della quinta operatore moda
“Tante furono le vittime, cenere nel vento, che a differerenza della senatrice Segre non fecero ritorno dai campi di sterminio. Furono uccisi per la sola colpa di essere nati” ha letto Umberto, rappresentante del consiglio di Istituto.

“Come detto da Primo Levi, è forte la necessità di sottolineare i tratti che rendono umano l’individuo. La cessazione della possibilità di essere chiamati tali è il più grande male inflitto all’umanità” ha letto Francesco, della quinta geometri.

“Ogni persona ha il diritto di vivere senza essere discriminata per il colore della pelle o per la religione che professa” ha letto Naomi, della quinta operatore moda
“La discriminazione isola e fa male “ha letto Benabid El Houssaine, rappresentante del consiglio di Istituto

“Ogni prigioniero è come fosse morto. Distruggere i sentimenti delle persone forse è peggio che ammazzarle. Un uomo a cui viene tolta la dignità e attribuito un numero è un uomo morto dentro” ha letto Demjanov David della quinta odontotecnici.

“Scrive Anna Frank: a noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia, di Dio.

Scrive la senatrice Segre: nonostante l’orrore incancellabile io scelgo la vita.
E noi con lei” ha concluso Saida Zioual, della quinta operatore socio- sanitario.

Nelle foto alcune immagini delle attività.

D.Pestarino